Ospedale di Chivasso: colecistectomia laparoscopica con il paziente in respirazione spontanea
Intervento eseguito grazie a un percorso multidisciplinare personalizzato in un paziente con grave compromissione cardio-respiratoria

Presso l’Ospedale di Chivasso è stata eseguita con successo una colecistectomia laparoscopica in un paziente affetto da una grave compromissione cardio-respiratoria, una condizione che rendeva particolarmente complessa la gestione anestesiologica e chirurgica.
L’intervento è stato il risultato di un percorso condiviso che ha coinvolto paziente, familiari, anestesisti, chirurghi e infermieri, consentendo di condividere obiettivi, rischi, possibili alternative e strategie di sicurezza. La procedura chirurgica è stata eseguita dai dottori Clemente Ronchetta e Paolo Chiaro, mentre la gestione anestesiologica è stata condotta dal dottor Paolo Pais.
Nella pratica abituale, una colecistectomia laparoscopica viene eseguita in anestesia generale, cioè con il paziente completamente addormentato e con la respirazione sostenuta attraverso un tubo inserito nelle vie respiratorie.
In questo caso, le condizioni cardio-respiratorie del paziente hanno portato alla scelta di un approccio diverso. È stata utilizzata una tecnica anestesiologica che ha consentito al paziente di rimanere sedato, senza dolore e costantemente monitorato, ma continuando a respirare autonomamente durante tutta la procedura, evitando il ricorso all’anestesia generale tradizionale.
Anche la strategia chirurgica è stata personalizzata sulle caratteristiche cliniche del paziente, nell’ambito di un percorso condiviso tra anestesisti e chirurghi orientato alla massima sicurezza.
«Nei pazienti più complessi non esiste una soluzione valida per tutti» - sottolineano Carlo Frangioni, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione, e Renzo Clara, Direttore della Chirurgia Generale dell’Ospedale di Chivasso. «Ogni decisione deve nascere dall’integrazione delle competenze e dall’analisi delle caratteristiche cliniche del singolo paziente. In questo caso la collaborazione tra anestesisti, chirurghi, infermieri, paziente e familiari ha consentito di costruire un percorso personalizzato offrendo il miglior profilo di sicurezza possibile».